Luciana Caramia

Beauty talk: Giuliana Matarrese, di moda, champagne e rock&roll

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“Si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesi” recita il titolo di un film comico degli Anni ’80 che mi diverto spesso a citare. E mai citazione fu più vera, soprattutto se si guarda al mondo della moda, dove gli addetti ai lavori che arrivano dal Tacco sono tantissimi. Non solo stylist illustri ma anche giornaliste come Giuliana Matarrese, la protagonista del Beauty Talk di questa settimana (la trovate su Instagram come @giuliana_matarrese).

A lei ho chiesto di raccontare un po’ di sé, del suo lavoro e delle sue ossessioni beauty. Di lei  ammiro la passione smisurata per la storia della moda e lo storytelling con cui ha deciso di comunicarla sui social da pochi mesi a questa parte, riscuotendo tra l’altro, un meritato successo.

Se dovessi descriverti in poche parole, chi è Giuliana?

«Un po’ Country girl dei Primal Scream, un po’ Working nine to five come la business woman cantata da Dolly Parton: vengo da un mondo estremamente distante dai grattacieli di Milano, sia geograficamente che in quanto a stile di vita. La classica storia della ragazza che arriva dalla provincia, e dal Sud, e senza connessioni o cognomi di sorta riesce ad entrare nel favoloso mondo della moda. Certi stereotipi sono odiosi, ma a volte sono anche un po’ veri. Praticità pugliese, eredità di una famiglia matriarcale, un’adolescenza passata a viaggiare con la fantasia, leggendo libri di ogni sorta, e poi l’arrivo in città, gli inizi, e la possibilità di viaggiare sul serio, per lavoro. Di tutto questo prologo, che assomiglia alla trama di una commedia americana, manca solo la parte nella quale divento famosa – spero di no, sono una persona tremendamente riservata e già esporsi sui social è per me difficoltoso, una cosa che combatto con una parlantina piuttosto sciolta – oppure decido di abbandonare la città per trasferirmi al mare e iniziare una nuova vita: ma è ancora troppo presto per decidere quale sarà la prossima tappa, sebbene sia una tremenda Vergine che vive secondo delle lunghissime liste di cose da fare… ».

Hai iniziato da poco a raccontare il tuo lavoro e la moda sui social ma la tua professionalità (e anche la tua smisurata conoscenza musicale) hanno già attirato un bel po’ di appassionati. Se potessi fare una diretta con uno stilista (anche del passato) chi sceglieresti?

«Yves Saint Laurent, che è stato il più grande genio esistente, e ha inventato quasi tutto (non i jeans, cosa di cui si crucciava molto, perché diceva che erano confortevoli e sexy nello stesso momento). Forse però Yves, timido com’era con le persone che nn conosceva, sarebbe stato reticente. Per una diretta con molto più pepe sarebbe stato perfetto Walter Albini, genio dimenticato della moda italiana, l’unico che i francesi considerassero all’altezza di Saint Laurent. Gusto eccelso e vita da dandy, ne avrebbe avute da raccontare ».

Qual è il brand con la miglior comunicazione sui social secondo te?

«Banale da dire, ma Gucci, perché è “tentacolare”: non c’è medium, non c’è social sui quali non siano presenti con dei contenuti pensati ad hoc per quel mezzo. Da Instagram a Spotify – mezzo spesso dimenticato dalle grandi maison e usato solo per le playlist della sfilata e invece di grande interesse per gli utenti – passando per le Zine realizzate per i loro vari progetti sociali e poi raccontate sui social nn c’è un’area grigia, un’area inesplorata. Certo, sono una maison con una potenza economica di fuoco rilevante, ma sono anche visionari abbastanza per capire che oggi non è possibile essere rilevanti senza essere presenti. Anche Saint Laurent realizza sui social progetti interessanti, video con collaborazioni ad hoc – come ultimo video girato dal regista Jim Jarmusch – ma mantengono l’esclusività inarrivabile di un brand del lusso, non necessariamente comprensibile e condivisibile da tutti, e va bene anche così ».

Che differenza c’è tra raccontare la moda sui giornali e sui social? 

«Il linguaggio cambia a seconda del giornale per cui scrivi, figurarsi quando usi un medium diverso!

Per il web non c’è fortunatamente limite di spazio quindi puoi allungarti quanto vuoi – nella misura nella quale hai delle cose interessanti da dire, ovvio – facendo riferimenti letterari, incisi, usando parole tecniche del vocabolario della moda. Se sei su un quotidiano che ha un pubblico molto più ampio e probabilmente ha comprato quel giornale per leggere di politica o di calcio, per interessare il lettore quando parli di moda devi usare un linguaggio semplice, pochi o niente inglesismi, e fornire dei dati, dei numeri, fare delle ricerche, riportare delle dichiarazioni rilasciate da personaggi importanti del settore: al lettore nn importa la tua opinione, se si approccia al pezzo di moda vuole inquadrare la situazione in una maniera comprensibile anche per lui, che magari nn è esperto del settore.  Indubbiamente più difficile ma in fondo è quello, fare giornalismo.

Sui social, e nello specifico su Instagram, dove il pubblico è variegato – il mio è eterogeneo, ho ragazze di 15 anni, studenti delle scuole di moda, e nonne di 67 – devi parlare una lingua comprensibile (il che non vuol dire essere superficiali, vuol dire semplificare, che è una delle cose più difficili che un giornalista o uno scrittore possa fare, come insegnava il buon Italo Calvino) attrarre il pubblico selezionando le informazioni più interessanti, usando anche il supporto importante delle immagini, e fornire informazioni chiare e precise, invogliandolo, se vuole a proseguire le ricerche da solo, dopo aver dato lui un orientamento generale e divertente. Mi do di solito un limite di 10 stories per argomento, e già cosi, mi dicono che spesso si diventa ciechi a leggere le didascalie… leggendo questa intervista non sembro brava a riassumere, ma giuro che su instagram sono molto meglio di così».

Consigli per gli acquisti: ci dai 3 nomi di brand davvero cool per il costume da bagno targato 2021?

«Oséree, brand fondato nel 2015 da Isabella e Jannine, con un approccio sensuale ai costumi, con slip che sembrano dei minishort anni 50, ma in lurex, e reggiseni sempre carichi di luminescenza, che si possono indossare per i party estivi sopra un panta palazzo.

Love stories intimates, brand di intimo dall’europa del Nord che ha da qualche anno lanciato la parte dei costumi: ne ho uno nero intero con scollo a barca e bottoncini, che trovo retro ma elegantissimo.

Lido etcetera, brand veneziano, con pezzi minimal, intrecci sulla schiena quasi geometrici ma di una sensualità naif».

Veniamo alle domande beauty: che rapporto hai con la bellezza e il tuo corpo?

«Dovrei metterlo nella bio di instagram, ma lo ripeto spessissimo: la mia ambizione è fare la beauty tester presso me stessa. Adoro provare prodotti diversi, perdere il sabato mattina tra maschere e sieri e peeling, è un modo divertente di prendersi cura di sé. Non mi considero superficiale se dico che il corpo è il tempio nel quale custodiamo tutto il resto, e merita di essere trattato come tale. Con il corpo, come tutte, ho un rapporto altalenante, ci sono “i giorni nei quali ti senti  Beyoncé, i giorni nei quali ti senti Magalli” come dice saggiamente Michela Giraud. Ho imparato ad accettarlo, e amarlo con le sue imperfezioni».

Che tipo di pelle hai?

«Mista, tremenda. Sulle gambe secca, secchissima, mi potrei infilare in una coppa di champagne di quelle da performance di Dita Von Teese, carica di oli essenziali e uscirne asciutta, sul viso invece tendente alla pelle grassa. Mi accorgo subito di quanto un cosmetico per me è “troppo” idratante, perché arrivano dei meravigliosi ed orgogliosi brufoli spesso al centro della guancia, come se avessi 15 anni. Almeno la mia pelle è molto decisa nel dirmi cosa apprezza, e cosa no».

Ultimo prodotto beauty scoperto?

«Helysh, un siero alla vitamina C a cui è aggiunto acido ialuronico, per ridare tono alla pelle – e infatti quando me lo metto, sento subito l’effetto “rimpolpante” – e luminescine, un principio attivo naturale estratto dalla pianta del verbasco, e che, come fa presagire il nome, regala luminosità al viso».

Quando vuoi rilassarti…

«Ormai lo sanno anche i muri: l’ora del relax è quella dell’aperitivo in casa, come ci ha insegnato la pandemia! Accendo Spotify metto su una delle mie playlist, apro la bottiglia di vino, versandolo nelle coppe di champagne rubate a mia madre – uno di quei servizi regalo del matrimonio che non ha mai usato per paura di rompere e che io deciso di rendere di nuovo cool…ora anche lei non può farne a meno – e mi concedo un bagno rilassante, leggo un libro, insomma, coltivo e vizio me stessa, ché dopo una giornata di lavoro é necessario».

Profumo preferito…

«Symphonie Passion di Filippo Sorcinelli. Ho scoperto la profumeria di nicchia grazie a un’amica invece molto esperta, e la storia di Sorcinelli, prima organista in chiesa, poi sarto per i papi, e oggi anche profumiere, mi ha sempre appassionato. Come puoi immaginarti i suoi profumi ti trasformano in un aspersorio ambulante, e a me piace molto il profumo dell’incenso, il sandalo, il muschio, il vetiver, quindi è diventato da poco il mio profumo della vita».

Da chi ti fai ” influenzare” quando si tratta di bellezza?

«Con il mio lavoro faccio molta ricerca online, ed essendo appassionata di beauty – non mi considero esperta – mi incuriosisco subito e vado a cercare in autonomia. Sono curiosa come una faina in generale, onnivora di informazioni, quindi ci vuole poco per solleticare la mia curiosità. In materia di profumi la massima esperta che conosco è sicuramente la mia amica Michela D’Angelo stylist e influencer “atipica” – è espertissima appunto di profumi, ma anche di arte contemporanea – per il resto preferisco non farmi “influenzare” anche perché un prodotto che funziona su di te, può nn essere adatto a me, quindi, come dicono gli inglesi, “i fly solo”».

 

Prossimo desiderio beauty da realizzare.. 

«C’è questo brand che mi “stuzzica”: si chiama Noble Panacea, è stato realizzato da Sir Fraser Stoddart, premio nobel della chimica, con una linea anti-aging fatta di siero, contorno occhi, moisturizer. La cosa intelligente è che è già organizzato in monodosi, quindi anche se viaggi puoi prendere le dosi necessarie con te. Ovviamente ha dei prezzi non esattamente accessibili, ma se promettono che il giorno dopo mi risveglio Carla Bruni negli Anni 90, magari comincio a mettere i soldi da parte sin da ora».

Indirizzo beauty del cuore?

«Roots a Milano, dove puoi tagliarti i capelli farti un piercing, un trattamento di bellezza, tutto all’interno di un cortile di una vecchia casa di ringhiera milanese, che trovo sempre molto romantico».

Cosa ti ha insegnato la Pandemia?

«Che a mancarmi di più sono state le cose semplici, le cene in casa con gli amici, la possibilità di prendere appuntamento all’ultimo secondo per un caffè. Sono cose di cui non valutiamo mai l’importanza e che quando ci sono state tolte, hanno rivelato tutta la loro importanza. Per una persona come me abituata a viaggiare, star sempre con la valigia in mano, inoltre, rimanere chiusa in casa – vivo in un monolocale – ha avuto un peso emotivo importante. Mi sono messa a cercare subito una casa con terrazzo, un bilocale, poi ho visto i prezzi di Milano, ho pensato che sta tornando l’estate, quando tornerò in Puglia, e ci ho ripensato: un giorno avremo un attico, ma quel giorno non è oggi».

Infine, se la tua skincare avesse un sottofondo musicare sarebbe…

Quella che sto ascoltando ora, Honey Bones di Dope Lemon, perché prendersi cura del proprio corpo ha sempre un qualcosa di esoterico, antico, quasi animale. Quindi serve la colonna sonora adatta.

 

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